sing for your lover
like blood from a stone
sing for your lover
who's waiting at home
if you sing when you're high
and you're dry as a bone
then you must realise
that you're never alone
Placebo - Summer's gone
IMPRESSIONI AL FEMMINILE
4 del pomeriggio. giornata piovigginosa. dentro la scuola fa caldo. il lungo grembiule nero mi fa sentire come un enorme sacco della spazzatura pieno. mi fanno male le gambe, è appena finita l'ora di ginnastica; la maestra dice sempre educazione motoria ma io preferisco dire ginnastica, mi sembra meno il nome di una malattia. mi gira la testa e sento che al prossimo spintone cado per terra: lo zaino è pesante e le mie forze sono troppo ridotte per mantenermi in piedi. i miei compagni urlano intorno a me; odio le vocine stridule dei maschietti, le femmine sono troppo stupide per emettere qualche verso. loro rimangono lì impalate, tenendosi per manina con i loro noiosissimi zaini rosa e fucsia, i loro occhi sgranati cercano la figura di qualcuno al di fuori del vetro della porta. il giaccone è grosso, troppo grosso per me, le bretelle della cartella scivolano dalle spalle e con un veloce gesto cerco di assestarlo alla bell'e meglio; l'astuccio dev'essere messo male, ce l'ho conficcato dritto nella schiena. la voce adulta della maestra cerca di sovrastare quelle vivaci e selvagge dei miei coetanei, ordina di stare in fila per due e di fare silenzio. delle signore si avvicinano al vetro e fanno delle linguacce. le smorfiose che sono in cima alla fila ridono e strillano. io ho caldo. il tempo sembra infinito ma il suono acuto della campanella mi salva dalla morsa dell'attesa. tutti spingono verso l'esterno, quasi mi sembra di non dover nemmeno camminare. oltrepassata la porta, vengo afferrata da mille mani a me sconosciute. qualche falso sorriso si spegne in un' espressione di delusione quando si accorge che forse non sono io quella attesa. come un maglione che non t'interessa, vengo rigettata sulla bancarella del mercato affollato. sono piccola, mi sembra che tutti mi vengano addosso. chissà se riuscirò ad uscire da questa trappola umana. le gocce di pioggia non bastano per darmi sollievo. ho ancora caldo, non riesco a respirare. all'improvviso, come il mare che si ritira dalla spiaggia dopo l'onda, mi ritrovo sola in mezzo al cortile. respiro a fondo, respiro tanto che mi fanno male i polmoni e mi gira un pò la testa; le tempie pulsano all'impazzata il ritmo della libertà. recupero le forze e mi accingo a rincasare. il mio primo giorno di scuola è finito.
4 del pomeriggio. giornata piovigginosa. fuori nel cortile fa freddo. il lungo cappotto mi avvolge e mi riscalda. mi fanno male le gambe, ho corso su per la scalinata per arrivare in tempo. oggi la mia bambola aveva ginnastica, "educazione motoria", come la chiama lei. la intravedo là, in mezzo ai suoi compagni che si muovono maldestri; le loro voci si sentono oltre i vetri della porta. ha le guance rosse, si vede che è accaldata. quel giaccone dev'essere davvero caldo. vedo che con un rapido gesto tira su le bretelle dello zaino. oltre che caldo, quel giaccone è anche grande; gliel'ho comprato apposta di un paio di taglie più grande, cosicchè lei possa utilizzarlo anche i prossimi anni. qualche genitore si avvicina alla porta; ma perchè non capiscono che così facendo i bambini si agitano ancora di più facendo impazzire la maestra?i maschietti, tutti in fondo, sono davvero maldestri nei movimenti, le femminucce che sono in cima alla fila sembrano imbalsamate, con quegli occhi allucinati che fissano nel vuoto e gli zaini rosa e fucsia che le fanno sembrare tutte uguali. alcune madri fanno smorfie strane davanti al vetro della porta; sembrano più stupide delle figlie che sghignazzano come delle ochette. suona la campanella. non mi muovo di un millimetro mentre la massa si schiaccia contro il portone. nel giro di cinque minuti il cortile inizia a svuotarsi, l'ingresso si libera e io mi avvicino col mio ombrello. la vedo lì, tranquilla e accaldata vicino al portone. come le ho suggerito, memore del mio passato, mi attende dentro l'edificio. i nostri sguardi s'incrociano, in contemporanea un largo sorriso si disegna sui nostri volti. la mia principessa si avvicina a me e mi da un forte bacio schioccante sulla guancia. prendo il suo zaino e me lo metto sulle spalle; l'astuccio dev'essere messo male, lo sento premere sulla schiena. le afferro la manina, che mi sembra così piccola e calda rispetto alla mia. vicine e silenziose camminiamo attraverso il cortile verso casa.
nelle nostre teste mille pensieri si accavallano l'uno sull'altro. nella sua aleggiano le impressioni del suo primo giorno di scuola. nella mia, uno prevale su tutti: non permetterò mai, piccola mia, che ti si butti sulla bancarella come un maglione che non piace.
Christophe Colomb est parti sans savoir où il allait, il est arrivé sans savoir où il était et ce sont les autres qui ont payé son voyage
(Winston Churchill)
Je supporte avec constance
ma longue et triste existence
sans l'erreur de l'espérance;
mais vos vers m'ont consolé:
c'est la seule jouissance
de mon ésprit accablé
(Voltaire)